BARRIERE CORALLINE A RISCHIO DI ESTINZIONE: SAPERE DI TUTTO UN PO’

Le conseguenze del riscaldamento globale stanno già facendo i primi effetti dannosi, i coralli del sudest asiatico stanno scomparendo

L’allarme degli scienziati australiani, da uno studio realizzato si conferma che è un disastro ambientale

I coralli del sud-est asiatico e dell’Oceano Indiano stanno scomparendo in massa, vittime del peggior fenomeno di mortalità, provocato dal surriscaldamento delle acque negli ultimi dieci anni.

Correnti di acqua calda nell’Oceano Indiano stanno in effetti distruggendo la barriera corallina, che sta diventando bianca. I coralli non riescono a sopportare l’aumento della temperatura e una volta morti perdono colore, diventando scheletri di calcare. Il disastro ambientale si sta espandendo anche dall’Indonesia alle Seychelles, secondo i ricercatori. Si tratta certamente del peggior episodio di scomparsa dei coralli degli ultimi dieci anni. Giàin passato, gli scienziati avevano pronostico la scomparsa delle barriere se si continuava a sottovalutare il danno, ed si è avverato purtroppo. Praticamente sono in pericolo tutte le barriere coralline del nostro pianeta.

Un’altra incombenza si sta avverando a causa dell’inquinamento e pochi ci fanno caso ma è di una gravità enorme, si tratta del vento che è diminuito del 15% nel giro di un paio di decenni. Le ipotesi emerse sono molte ma quella più probabile è l’aumento dei gas serra che sono inermi e non interagiscono con le correnti naturali, inoltrre i venti sono condizionati anche dalle correnti marine e se per puro caso la famosa corrente del golfo, una delle principali correnti del nostro pianeta che condiziona anche i clima di interi continenti, si dovesse quasi fermare, automaticamente anche le correnti dei venti darebbero lo stesso problema. Un’altra ipotesi, quasi paradossale,

la colpa sarebbe da attribuire agli alberi, sempre più numerosi e fitti, tanto da bloccare le brezze.

Per arrivare a questa conclusione i ricercatori francesi dell’università di Versailles Saint Quentin hanno raccolto i dati storici di più di 10mila stazioni meteorologiche di Asia, Europa e Nord America, ricostruendo la velocità del vento a 10 metri d’altezza a partire dal 1979 delle 822 che avevano i dati più precisi: “Siamo stati molto stupiti dall’omogeneità dei dati che abbiamo raccolto – afferma sul sito di Nature Robert Vautard, che ha diretto la ricerca pubblicata da Nature Geoscience – nel 73% delle stazioni c’è stata una diminuzione della velocità del vento, in una percentuale variabile tra il 5 e il 15%, distribuita su tutto l’emisfero”.

Lo stesso comportamento, spiega Vautard, è immaginabile per l’altro emisfero, visto che i venti sono interconnessi, ed è stato riscontrato ad esempio da uno studio australiano. Un’analisi di dati più vecchi, scartati perchè meno accurati, suggerisce inoltre che la tendenza potrebbe essere in atto dagli anni ’60. Per quanto riguarda i colpevoli lo studio ha stimato che i cambiamenti climatici, con la conseguente variazione delle correnti di alta quota, sono responsabili della diminuzione per un 10-50%, mentre per il 25-60% dei casi la causa è l’aumento della vegetazione nelle zone monitorate, che rallenta le correnti d’aria, mentre un contributo minore deriva dai nuovi edifici costruiti: “Abbiamo usato i satelliti per stimare l’aumento di volume e altezza della vegetazione – spiega l’esperto – e modelli climatici per determinare quanto questa influisce sui venti. Servono ulteriori approfondimenti, ma di sicuro l’effetto c’è, anche se in alcune aree è più limitato. In Asia, ad esempio, la vegetazione sarebbe dovuta triplicare per dare l’effetto che abbiamo riscontrato sul vento”.

Per quanto riguarda le conseguenze di questa diminuzione i ricercatori sono ancora cauti: è difficile ad esempio stimare quanto potrebbe influire un calo del genere sulle installazioni di centrali eoliche, visto che le pale sono a 100 metri di altezza, molto più in alto delle centraline esaminate, ma secondo Vautard se un simile comportamento venisse confermato avrebbe sicuramente un effetto negativo di cui tenere conto. Altri effetti, ancora da valutare, si potrebbero avere nel movimento degli agenti inquinanti dell’atmosfera e anche dei pollini.


 

BARRIERE CORALLINE A RISCHIO DI ESTINZIONE: SAPERE DI TUTTO UN PO’ultima modifica: 2010-10-26T00:10:00+02:00da francof55
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